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Stemma

Il Comune innalza nel suo stemma tre piccoli monti e sul centrale di essi una pianta di ulivo.Sullo scudo vi è la targa S.P.Q.R. (Senatus PopulusQue Romanus) e la corona.

Olevano fu autorizzata a fregiarsi della nobile sigla per la devozione dimostrata verso il popolo romano negli anni in cui il paese fu soggetto a Roma (1322 - 1400). E' opinione che lo stemma nei suoi tre monti rappresenti Olevano e i due borghi Belvedere e Pusano, appartenenti agli Olevanesi e ancora esistenti in quel tempo. Quanto all'ulivo era allora la pianta regina delle nostre colline e lo è, in parte, tuttora. E' ignoto l'anno della concessione dello stemma, ma certamente avvenne nei primi anni del dominio romano. Per quel che riguarda la sigla S.P.Q.R., i Romani tornarono a scriverla sui pavesi rossi della milizia cittadina, posta a custodia e difesa del Campidoglio, sin dal 1285 e gli Olevanesi furono fedeli soldati di Roma al tempo della seconda Repubblica. Dalla loro fedeltà, quindi, tale onore.

OLEVANO E IL COMUNE DI ROMA 

Nei primi anni del 1300 i Colonna cedettero i loro diritti feudali sul nostro paese al Comune di Roma. Per la mancanza di documenti se ne ignorano le ragioni. Che la cessione avvenne in quel tempo ne fanno fede le Memorie dei Fedeli di Campidoglio del Bovani dove a pag. 19 si dice: Gobino ci dà contezza delle città e terre appartenenti ai Romani nel 1322: Vitorchiano, Sutri, Civitacastellana, Barbarano, Campagnano, Vallesanta, Civita Tiburtina, Velletri, Cori, Città Fabrune, Frascati, Olibano, Albano, Magliano, Castello Leone, Hostia, Torre di Mattia.

Pur non appartenendo più il paese alla sua famiglia, Paolo Colonna, figlio di Pietro, continuò a chiamarsi di Olevano per avervi cospicui beni allodiali. A lui, a un altro colonnese, Pietro, figlio di Stefano di Belvedere, e ad altri 70 nobili romani, il papa Clemente VI, da Avignone, scrisse perché aiutassero il suo Legato nel tentativo di destituire Cola di Rienzo, nuovo padrone di Roma. L'invito fu raccolto dalla nobiltà romana, ma provocò la rovina di essa; tra gli altri, sei colonnesi perdettero la vita. Gli Orsini, per primi, iniziarono le ostilità. Cola cercò di toglier loro il castello di Marino, ma non ci riuscì. Questo fatto incoraggiò i Colonna a muovere verso Roma e nella notte tra il 19 e il 20 Novembre 1347 si fermarono a poca distanza dalla porta di S. Lorenzo. Alcuni congiurati avevano promesso di aprire all'avvicinarsi dei nobili, ma la guardia era stata cambiata, cosicchè quando Stefano Colonna (il giovine) si avvicinò e chiese che gli aprissero, il capitano che era proposto alla custodia della porta, per scherno, gli buttò le chiavi perché lo facesse da sé, ma la porta si poteve aprire solo dall'interno.

Intanto le campane della città sonavano a stormo e le truppe di Cola si movevano verso la porta di San Lorenzo. Essendo mancata la sorpresa, due delle tre squadre in cui erano state divise le truppe colonnesi ripiegarono verso Palestrina. Mentre la terza squadra stava per fare lo stesso movimento, la porta di S. Lorenzo si aprì. Giovanni Colonna, figlio ventenne di Stefano il giovine, credette che fosse stata aperta dai congiurati, e vi entrò di corsa. Non seguito, fu accerchiato dai Romani e massacrato. Stefano, suo padre, cercandolo, entro anch'egli, ma fece la stessa fine. Si accese allora la battaglia tra i Romani e i nobili della terza squadra. Vinsero i Romani; circa una ottantina di signori perirono; tra loro fu Pietro Colonna di Agapito, signore di Genazzano e uguale destino ebbe suo cugino Pietro, barone di Belvedere.

Per quanto riguarda Paolo Colonna, egli è nominato ancora una volta in un documento, esistente nel monastero di Subiaco, del 1360, concernente la cessione di due terreni, posti in territorio di Olevano, a favore dei monaci dai quali aveva avuto un prestito di 150 scudi d'oro. Da esso il Marocco arguisce che i Colonna fossero in quel momento i signori di Olevano confondendo i diritti feudali con il possesso di beni patrimoniali.

Che Olevano continuasse a dipendere dal Comune di Roma lo attestano Statuti del 1364, approvati dalle autorità romane del tempo: Riformatori, Balestrieri, Antepositi, essendo senatore Bonifacio de Ricciardi di Pistoia. In essi non si fa menzione di Colonna, e si dice espressamente che l'approvazione viene concessa agli Olevanesi per il buono stato e per la loro concordia e perché i detti uomini, di pronta devozione e molteplice riverenza verso il sacro popolo romano e gli ufficiali, anelino servire con sinceri affetti e siano animati a servire fedelmente.

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